Le 5 regole fondamentali per un evento corporate unico

Per organizzare un perfetto evento corporate si deve essere aggiornati sulle novità e le ultime tendenze del settore. Dalla location al food & beverage, tutto deve essere studiato e perfetto. L’obiettivo è trasmettere l’immagine di un’azienda capace di stare al passo con i tempi e di conquistare menti e cuori. Vediamo insieme le 5 regole fondamentali per un evento corporate speciale in ogni dettaglio.

L’azienda al centro (ma non troppo): il ruolo del brand

Il primo step per pianificare un evento di successo è definire un brief accurato che evidenzi gli obiettivi e il target. Prima che un evento, è una scelta aziendale. Non si tratta di organizzare un semplice happening: si deve lavorare con il marchio dell’azienda, inserendolo strategicamente all’interno del tema dell’evento e assicurandosi che gli ospiti comprendano a pieno la vision aziendale. Nello stesso tempo, però, questa presenza deve essere discreta, non pesante, non invadente, altrimenti rischia di ottenere l’effetto opposto. La chiave è l’equilibrio.

Baja Roma – Una location perfetta per eventi corporate

La scelta del luogo: una location esclusiva ed originale

Quando si sceglie la location di un evento occorre effettuare un’accurata selezione in base alle proprie esigenze. Per creare un’esperienza che resti impressa si devono stupire i partecipanti con un’atmosfera unica, raffinata, elegante. La cura del luogo scelto, però, non deve spingersi fino al punto di renderlo freddo, troppo perfetto. Anche in questo caso bisogna bilanciare le diverse esigenze, per accogliere gli ospiti con calore. Infine, la location deve essere personalizzata e rispondere esattamente alle esigenze del marchio e dell’evento.

Il palato vuole la sua parte: food & beverage di qualità

La qualità del food & beverage offerto agli ospiti gioca un ruolo predominante nella creazione un evento corporate unico. Il menu presentato deve essere innovativo, sempre nel rispetto della tradizione, con materie prime di qualità. I piatti devono deliziare gli ospiti in termini di sapore e di aspetto. Gli elementi di sorpresa, come ad esempio la creazione di un drink o di un piatto appositi per l’evento, possono essere decisivi per stupire i partecipanti.

Eventi corporate al Baja. Scopri cosa abbiamo da offrirti!

Tutti protagonisti: generare engagement

Un elemento spesso trascurato dalle aziende è creare partecipazione. Ogni evento corporate che si rispetti è costituito da tre fasi fondamentali: pre-evento, evento e post-evento. Gestire il contatto con i collaboratori o potenziali clienti durante l’evento è importante come la scelta della location e degli altri aspetti organizzativi. Nel corso di un evento aziendale è importante prendersi cura degli ospiti e fare in modo che si sentano a proprio agio. Se l’obiettivo è principalmente rafforzare il senso di appartenenza dei propri dipendenti e consolidare l’adesione ai valori aziendali, è importante trasmettere un’immagine positiva del brand e offrire un’esperienza gratificante. Se invece si tratta di un’occasione importante per lanciare un messaggio ai propri clienti o a coloro che potrebbero diventarlo in futuro, può essere utile la presenza di gadget promozionali, omaggi graditi che consentono di elevare la popolarità del brand.

Tecnologia e innovazione

I social network sono fondamentali nel coinvolgimento del pubblico e nella pubblicizzazione dell’evento. Ma il nuovo millennio impone nuove sfide, anche nell’organizzazione dei corporate event. Sono sempre più diffusi i software in grado di connettere i partecipanti e offrire esperienze multimediali e interattive che rendono l’evento divertente, sociale e memorabile. Non solo interazione: tra le tendenze tecnologiche più avanzate troviamo quella dei braccialetti RFID (Radio-Frequency IDentification: identificazione a radiofrequenza). Attraverso il dispositivo RFID, l’organizzatore dell’evento può tracciare i movimenti dei partecipanti per monitorare i flussi e registrare l’interesse dei partecipanti attraverso il numero o la durata delle visite. Non meno interessante è anche il software per il riconoscimento facciale, che si prevede inizierà a svilupparsi nel mercato della tecnologia mobile a partire dal 2019 con Apple e Samsung. La lettura facciale consentirà di carpire le emozioni individuali o di gruppo misurando le espressioni, oppure registrare lo stato di attenzione di un pubblico e aiutare a capire cosa motiva e attira la curiosità della platea.

Stand by the River, il Mercatino di Natale più esclusivo di Roma

Come ogni Natale, il Baja, sulle sponde del Tevere, si prepara ad ospitare il suo esclusivo mercatino dedicato all’artigianato locale di alta qualità. Passeggiando nello storico barcone potrai trovare mille idee per i regali di Natale. Un appuntamento amato e atteso, nel solco della grande tradizione nord europea dei Mercatini di Natale.

Stand by the river: Roma si accende con il Mercatino di Natale del Baja

Roma, nel periodo natalizia, assume un aspetto magico. Alla proverbiale bellezza della città eterna, il Natale aggiunge un avvolgente tocco di colore, luci e allegria. Quale luogo migliore delle pittoresche rive del Tevere per un mercatino natalizio unico e ricercato? Stand by the River è la risposta.

L’evento organizzato dal Baja, nel cuore di Roma, non è semplicemente un mercatino di Natale. Sabato 24 novembre, dalle 10 fino alle 18, gli ospiti del nostro raffinato barcone-ristorante saranno avvolti da un’affascinante atmosfera natalizia. A bordo saranno esposte le opere di selezionati artigiani locali e prodotti di prima qualità dal mondo dell’enogastronomia. Un’occasione per originali idee regalo, ma anche un modo per promuovere le migliori imprese di Roma e dintorni.

E se, dopo gli acquisti, la fame si farà sentire, nessun problema: il Baja è il luogo perfetto per un’esperienza di gusto. Per concludere la giornata, infatti, cosa c’è di meglio di un aperitivo o di una cena a bordo del celebre barcone? Una location magica, con Roma a fare da sfondo, che vi coccolerà, mentre i nostri chef ed il nostro staff delizieranno i vostri palati con piatti appetitosi e drink raffinati dal sapore squisitamente natalizio.

Tutti i segreti dell’aperitivo del Baja

 Natale e solidarietà

Il Natale, però, è prima di tutto un momento per stare insieme ai propri cari, per trascorrere del tempo in famiglia, e magari per un gesto di solidarietà. Per questo lo staff del Baja ha scelto Intersos come Charity Member del suo mercatino natalizio. Intersos è l’organizzazione italiana in prima linea nelle emergenze umanitarie per soccorrere e aiutare persone vittime di guerre, violenze e disastri naturali. Mentre vi godrete la magica atmosfera del mercatino sul Tevere, grazie alla presenza dei volontari Intersos, potrete anche conoscere le loro attività e dargli il vostro sostegno.

Scopri Stand by the River, il mercatino di Natale del Baja

 

Le origini dei mercatini natalizi

Una visita ai mercatini natalizi può essere l’occasione per trovare regali, assaporare deliziosi prodotti enogastronomici o immergersi nell’atmosfera natalizia. Anche in antichità bancarelle, luci e vapori speziati caratterizzavano i mercatini, ma alla base della loro nascita c’erano anche esigenze legate all’acquisto delle scorte di viveri.

Cibi, bevande, artigianato

L’origine dei mercatini di Natale va ricercata in una serie di aspetti che caratterizzano la vita economica e sociale dei contadini nel periodo invernale. Nei mesi freddi il lavoro nei campi era sospeso, si cercava riparo nel calore casalingo. L’autunno e l’inverno, specialmente nei Paesi più freddi, erano dedicati al lavoro manuale. Seduti accanto al fuoco si intagliavano pipe, si intrecciavano ceste, si lavorava la lana realizzando maglioni, berretti e guanti. Prodotti destinati anzitutto alla famiglia, ma che col tempo divennero delle vere produzioni artigianali da vendere durante fiere o eventi che si tenevano in periodi particolari dell’anno. Queste occasioni, in assenza dei grandi centri commerciali contemporanei, fino a pochi secoli fa erano anche l’unico modo per fare acquisti di cibo e bevande in grandi quantità.

Il Mercato di San Nicola tra Alsazia e Germania

Tra i periodi più gettonati per queste fiere, l’Avvento era senza dubbio uno dei principali. E’ proprio in occasione dei giorni precedenti la ricorrenza della nascita di Cristo che si ha notizia del primo mercato, datato XIV Secolo e localizzato in Germania e Alsazia, conosciuto con il nome di “Mercato di San Nicola”. Il primo documento ufficiale che attesta ufficialmente la presenza di un mercato di Natale è datato 1434: l’atto certifica un Striezelmarkt, mercato di dolci tipici tedeschi chiamati Striezel, a Dresda il lunedì prima del Natale.

I mercatini di Natale in Italia 

In Italia, invece, i mercatini sono un’usanza recente. Per il primo mercatino in Italia si deve infatti aspettare il 1990, quando, cavalcando l’onda della moda europea dei mercatini nel periodo natalizio, gli organizzatori del Christkindlmarkt di Norimberga decisero di crearne un’edizione a Bolzano. Nonostante la sua giovane età, il mercatino di Natale di Bolzano si è presto affermato come uno dei più gettonati dai turisti in Europa, soprattutto grazie alla presenza dell’artigianato e dei dolci tipici tirolesi. Successivamente, negli ultimi 20 anni la tradizione di mercatini si è diffusa da Nord a Sud dello Stivale. L’Alto Adige è sempre in primo piano, dove, oltre a Bolzano, vi sono i famosi mercatini di Merano e Lagundo. Ma anche il Trentino, con Trento e Pedavena. Il Piemonte con Candelo, la Toscana con Pisa. Le Marche con Candelara e Genga, l’Umbria con Perugia, il Lazio con Roma. La Campania con Napoli, la Sicilia con Caltagirone. Paese che vai, mercatino di Natale che trovi!

Lunch break: le sane abitudini per la pausa pranzo

I pasti consumati durante la giornata spesso risentono dei ritmi frenetici del lavoro, con il rischio conseguenze negative in termini di forma fisica e tranquillità interiore. Alcuni semplici consigli possono contribuire a rendere il lunch break, ovvero la pausa pranzo,  un’occasione per contribuire al proprio benessere.

Pausa pranzo: istruzioni per luso

Numerosi studi scientifici evidenziano l’importanza della pausa pranzo. Saltarla, accorciarla o, peggio, trascorrerla di fronte al pc è dannoso sia dal punto di vista psicologico cheda quello fisico. Un errore che si paga caro, in termini di  concentrazione, produttività, energia. Non è necessario che il break di metà giornata sia particolarmente prolungata ma, appunto, che diventi un appuntamento intoccabile e che segua alcune indicazioni fondamentali.

Lontano da smartphone e tablet

Punto primo: durante la pausa pranzo bisogna staccare per davvero. Per archiviare momentaneamente ansie e scadenze, quindi, è bene evitare di controllare smartphone e tablet. Solo così mente e corpo possono realmente riposarsi e prepararsi alle successive ore di lavoro. Consigliato, invece, è concentrare durante il lunch break le chiamate ad amici e familiari, che durante l’orario di lavoro sarebbero inopportune. far fruttare i minuti di pausa per risolvere qualche piccola situazione personale può aiutare a liberare la mente dalle fatiche dell’ufficio e della propria attività.

Pranzo con i colleghi si, ma senza parlare di lavoro

Seconda regola: vietato parlare di lavoro. Spesso si trascorre la pausa pranzo con i colleghi ed inevitabilmente si parla di tutte le peripezie della mattinata in ufficio. L’importante è, però, che questa pratica non diventi un’abitudine. E’ indispensabile, infatti, ritagliarsi dei momenti di pausa assoluta dal lavoro e approfittarne per socializzare e conoscere meglio le persone che ci circondano scambiandosi idee sugli argomenti più vari.

Attività fisica, non per forza in palestra

Terzo consiglio: un po di movimento. La pausa pranzo può essere un buon momento anche per dedicarsi all’attività fisica. I più sportivi possono andare in palestra o a correre nelle zone vicino al luogo di lavoro. Chi non ne ha il tempo o la possibilità può,invece, concedersi una passeggiata di qualche minuto, anche solo per guardare le vetrine dei negozi o prendere un caffè al bar. Il movimento può essere molto utile a resettare la mente e tornare alla scrivania più determinati e positivi che mai.

 

L’alimentazione nella pausa pranzo: combinare leggerezza e gusto

Trattandosi di una pausa pranzo, non si può prescindere da un’accurata scelta del cibo. In pausa pranzo le persone spesso rivelano le abitudini alimentari più stravaganti e curiose, ma non sempre corrette. C’è chi salta il pasto, chi si nutre solo di frutta secca. Poi ci sono i crudisti, i vegani o i fanatici della dieta iperproteica. Ma chi di loro ha ragione? E soprattutto: è possibile combinare leggerezza e gusto? La risposta è sì. Non solo è possibile, ma è assolutamente consigliato.

Piatto unico, equilibrato e nutriente

La prima regola per una pausa pranzo sana è scegliere un piatto unico, equilibrato e nutriente, che contenga carboidrati, proteine, grassi, vitamine e sali minerali. Molto nutrienti e gustose, per esempio, sono le insalate di cereali o di pasta con verdure di stagione, carni bianche e povere di grassi, oppure gamberetti, tonno, uova sode. In alternativa si possono tentare le insalate di legumi, come ceci, lenticchie o fagioli, e ortaggi di stagione accompagnati da pane integrale: un pasto ricco di proteine vegetali e fibre capace di ricaricarci senza appesantirci.

Scopri il menù del Baja per la tua pausa pranzo

Ricaricarsi rispettando la dieta

Per chi sta seguendo una dieta, il consiglio principale è di iniziare il pasto con un’abbondante porzione di ortaggi di stagione. Meglio crudi e conditi con olio extravergine d’oliva, poco sale, un po’ di succo di limone e una spolverata di erbe aromatiche. Le verdure crude, essendo croccanti e colorate, hanno il potere di soddisfare palato e vista. In questo modo si consuma una minore quantità di macro-nutrienti, come carboidrati, proteine, grassi, e, inoltre, si ottiene la giusta ricarica di acqua e sali minerali.

La frutta, valida alternativa del dolce

Come viene insegnato sin da piccoli, se dopo pranzo abbiamo ancora un po’ di fame vuol dire che abbiamo mangiato il giusto. Se proprio si volesse soddisfare anche l’ultimo desiderio, al posto del dolce è sempre meglio la frutta. Un’abitudine che vale per tutti, non solo per chi vuole perdere qualche chilo. Il “dolcetto” dopo pranzo è un vizio che si paga caro: la digestione diventa lunga e laboriosa e il lavoro pomeridiano ne risente.

Roma e il Tevere, una storia di amore infinito

Non si può pensare a Roma senza pensare al Tevere. Il rapporto tra il fiume “biondo” e i Romani è simile a quello tra padre e figli. Il Tevere è un genitore che ha elargito le risorse della vita, permettendo la nascita e lo sviluppo della città eterna. Storia, natura, romanticismo si fondono lungo le sue sponde di rara bellezza.

Il Tevere nella storia di Roma

Quale romano che si rispetti non si sente a casa alla vista delle acque del Tevere? La sensazione avvolgente che il panorama del fiume dona al primo sguardo è difficilmente spiegabile a parole. Ma quanto conosciamo l’importanza del “biondo” fiume nella storia della città?

Anima e linfa della città eterna

Il Tevere è stato l’anima di Roma fin dalla sua nascita. E difficile credere che, in assenza di questo prezioso corso d’acqua, la  città eterna avrebbe avuto lo stesso percorso storico.Il Tevere fu per i Romani elemento di vita in tutti i sensi: assicurava l’acqua per la sopravvivenza, era via di comunicazione primaria ed era elemento di difesa. Anche la morfologia dell’area su cui sorse la città è attribuibile al fiume: i famosi sette colli, dove nacquero i primi insediamenti umani, furono modellati dall’erosione fluviale su antichi altipiani vulcanici.

Il “biondo” tra mito e realtà

Il fatto che l’esistenza stessa di Roma sia strettamente legata al Tevere è descritto già dalla prima scena della leggenda di fondazione. Romolo e Remo sono nella cesta, arenati sotto il ficus ruminalis, e succhiano il colare zuccherino dei frutti, in attesa di una vera poppata. Il mito narra che fu Enea, il celebre eroe profugo da Troia in cerca di una patria, a giungere nella zona dove sarà fondata Roma, proprio risalendo la foce del fiume che allora era noto come Albula. Il fiume fu poi chiamato Tevere, probabilmente in onore di una divinità fluviale o un Re chiamato Tiberinus.

I Romani erano profondamente coscienti dell’importanza del fiume e hanno amato il loro Tevere fino a mitizzarlo e a considerarlo uomo vivo. In numerosi monumenti e nelle bellissime fontane di Roma spesso si nota una figura imponente, un vecchio dalla lunga barba bianca, appoggiato ad un’anfora con accanto un remo, una cornucopia e due gemelli allattati da una lupa. E’ lui l’antico Tevere, saggio, artefice e patrono della Roma “Caput Mundi”.

Al di là del mito, sappiamo che il fiume fu utilizzato sin dalle origini della città e che gli abitanti si preoccuparono sin da subito di avviare una serie di interventi per sfruttarlo nel miglior modo possibile.

I muraglioni e il fiume oggi

Gli abitanti di Roma, dunque, hanno sempre avvertito la necessità di trovare una soluzione efficace per “governare” il fiume e proteggere la città dal pericolo delle alluvioni. Questi eventi si verificavano più volte l’anno, a causa delle piene ordinarie, provocando esondazioni lungo i fossi, le marane e le fognature. In alcuni casi erano di grande entità, come le inondazioni del 1598 e del 1870, in altri più modeste, come quelle che il poeta Gioacchino Belli chiamava “acquetta”.

La necessità di controllare le piene portò alla progettazione dei “muraglioni”, la cui realizzazione, tra fine Ottocento e inizio Novecento, ha interessato le rive del tratto urbano centrale, creando le sponde per come le conosciamo oggi. Nonostante l’allontanamento “fisico” tra i romani e il Tevere, dopo più di duemila anni vissuti praticamente in simbiosi, il legame tra il fiume e la città  non si è mai spezzato.

Vivi il fascino del Tevere, regalati una cena a bordo del Baja

 

Arte, cinema e segreti: una passeggiata sul Tevere dalle tante sorprese

Una serata romantica o una visita culturale, una corsa o un pomeriggio di relax, un tramonto o un drink lungo la riva. Concedersi un momento intimo con il Tevere è un must per chi abita o visita la città. Vi proponiamo qui un piccolo itinerario alla scoperta dei segreti del “biondo” fiume.

L’isola Tiberina, l’isola più piccola abitata al mondo

Piccolo e suggestivo borgo che sorge in mezzo al letto del fiume, l’isola Tiberina appoggia su eleganti rocce e offre scorci inediti sulla città eterna. L’isola è lunga poco più di 300 metri, larga meno di 90 ed è collegata alle sponde del Tevere tramite ponte Cestio e ponte Fabricio. La storia dell’isola è ricca di leggende e aneddoti, findalla sua origine, probabilmente legata alla cacciata da Roma dell’ultimo re etrusco, Tarquinio il Superbo. Il suo storico utilizzo sfruttava l’isolamento dalla città ed era focalizzato sulla quarantena per le persone malate, come testimoniato dal tempio del dio medico Esculapio. Non tutti sanno che, proprio dai blocchi di pietra del tempio, sgorga una fonte miracolosa che i Romani hanno sempre creduto potesse guarire le malattie. L’isola, nel corso dei secoli, ha conservato inalterata la sua vocazione di assistenza ai malati, con l’istituzione, nel 1582, dell’Ospedale Fatebenefratelli, attivo ancora oggi. Il lento ma perpetuo scorrere del fiume abbraccia dolcemente l’isola Tiberina e ci accompagna alla scoperta di uno dei posti più suggestivi ed unici di Roma, non a caso scelto in più occasioni come set cinematografico per pellicole famose come “Aprile”, “Nell’anno del Signore” e “Il conte Tacchia”.

Tevere e cinema: un raffinato set naturale

Tevere e cinema, macchine da presa e set. Non solo l’isola Tiberina, l’intero fiume che attraversa la Capitale è una location importante per il cinema italiano dagli albori ai giorni nostri. Proprio lungo le sponde del biondo Tevere sono state girate scene di celebri film. Da Corso Francia a ponte Milvio per “Tre metri sopra al cielo”, poi ponte Duca Amedeo d’Aosta per “Ladri di biciclette”, ponte della Musica per “Lo chiamavano Jeeg Robot”, ponte Regina Margherita  per “Mignon è partita”. infine Castel S. Angelo per “Accattone” e “Poveri ma belli”.Ogni anno, durante la “Festa del Cinema” di Roma, vengono organizzate gite a tema alla scoperta del profondo legame tra il “biondo” fiume e la cinepresa.

I circoli remieri: eleganti presidi di tutela del fiume

Nati lungo le sponde del Tevere tra l’unità d’Italia e le due guerre, i cinque circoli storici di canottaggio(Aniene, Lazio, Roma, Tevere Remo e Tirrenia Todaro) rappresentano eleganti presidi di tutela del fiume, che possono essere visitati su prenotazione. I prestigiosi circoli sono avversari sull’acqua ma uniti e solidali nella manutenzione degli argini e nella valorizzazione dell’identità del Tevere. I circa cinquemila soci vivono il fiume ogni giorno e lo percorrono con le loro imbarcazioni tra l’Acquacetosa e l’isola Tiberina. Proprio da un progetto dei circoli nasce l’idea di un museo del Tevere per raccontare la storia del fiume. Se è vero che le sponde del Tevere sono, di per sé, un museo a cielo aperto, l’obiettivo di questo progetto è istituire un luogo che racconti la storia leggendaria del “biondo” ma anche il lato più quotidiano: i mestieri, le tradizioni, i rituali, la storia, la flora, la fauna, le attività sportive e ricreative. Il racconto del fiume si snoderà come una vera e propria sceneggiatura in grado di miscelare linguaggi tradizionali, come pannelli e foto di grande formato, con tecnologie digitali interattive. Al momento però si è ancora alla ricerca di una sede adeguata:  tra le ipotesi più suggestive, l’ Arsenale pontificio di Porta Portese e l’ ex dopolavoro delle Poste sul lungotevere Flaminio.

Il brunch sul Tevere, il più esclusivo appuntamento delle domenica